Corsi sicurezza sul lavoro: quali sono obbligatori e modalità di svolgimento

luglio 28, 2016 by · Commenti disabilitati su Corsi sicurezza sul lavoro: quali sono obbligatori e modalità di svolgimento
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I corsi per la sicurezza sul lavoro sono dei percorsi di formazione dedicati ai lavoratori e ai datori di lavoro.
Ogni corso di sicurezza sul lavoro per essere valido deve corrispondere a certi criteri di modalità, ore di lezione e punti programmatici. Questi criteri, insieme alla valutazione sull’obbligatorietà del corso per le diverse tipologie di lavoratori, sono definiti dal decreto legislativo numero 81 del 2008.

Corsi di sicurezza, come funzionano

I corsi di sicurezza sul lavoro sono divisi in corsi per aziende a basso rischio, a medio rischio e a alto rischio. All’interno di queste tipologie, i corsi sono sempre divisi in due fasi, la prima generale e la seconda specifica. I corsi per aziende a basso rischio durano otto ore, quelli per le aziende a medio rischio dodici, mentre nell’ultimo caso si tratta di corsi da sedici ore. Di queste, quattro ore fanno sempre parte della prima fase, la formazione generale, obbligatoria per tutti i lavoratori all’interno di una azienda inserita in una qualsiasi delle tre fasce.
La formazione specifica è stabilita in base al settore di appartenenza del singolo lavoratore, risulta quindi obbligatoria solo per una parte dei dipendenti di ogni azienda, mentre la maggioranza può limitarsi a seguire i corsi di formazione generale da quattro ore. Come già detto, questa formazione generale è obbligatoria per tutti, compresi i lavoratori assunti a tempo determinato, quelli atipici e i soci lavoratori; l’unica eccezione è composta dai collaboratori famigliari.
Praticamente ogni corso di sicurezza sul lavoro può essere frequentato sia online (modalità e-learning) sia sotto forma di lezioni frontali (la modalità classica in aula). La frequentazione online è possibile per facilitare la compatibilità con l’orario lavorativo.

Qualità e caratteristiche di un buon interprete

luglio 1, 2016 by · Commenti disabilitati su Qualità e caratteristiche di un buon interprete
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Girare il mondo e partecipare a incontri con personalità di una certa caratura non è prerogativa di politici, imprenditori, attori e modelle. Tra vertici politici, feste modaiole, premiazioni e manifestazioni sportive si aggirano loro, gli interpreti, figure riservate, mai sotto ai riflettori eppure fondamentali per la buona riuscita di un evento.

Per essere considerato un buon interprete sono richiesti non solo la perfetta conoscenza di una o più lingue, ma anche pazienza, autocontrollo, velocità di comprensione, capacità di sintesi e una grande preparazione dal punto di vista culturale. Prima di iniziare un incontro è bene anche informarsi su quale sarà l’argomento di discussione così da non farsi mai cogliere impreparati.

Ma anche l’immagine vuole la sua parte: adottare un look elegante e sobrio e assumere un atteggiamento deciso, ma mai arrogante è fondamentale per mettere a suo agio il proprio interlocutore.

 

Le tecniche che gli interpreti devono saper utilizzare sono molteplici e si distinguono in base all’occasione d’uso. Per esempio quando si ha a che fare con un numero ristretto di persone e non si dispone di alcun mezzo tecnologico di solito si ricorre all’interpretariato chuchoutage, detto anche interpretariato sussurato.

Il chuchoutage consiste nel trasmettere a bassa voce le informazioni all’ascoltatore e viene usato soprattutto negli incontri bilaterali o quando all’interno di un gruppo vi sono solo una o due persone a non padroneggiare al meglio la lingua. È anche uno dei metodi più utilizzato durante le interviste TV.

Il margine di errore, soprattutto durante conversazioni molto delicate o trattative riservate, deve essere ridotto al minimo, ma nel corso degli anni non è mancato qualche scivolone.

Alcuni per esempio si ricorderanno di quel celebre “Porca miseria, un po’ più veloce no?” detto a gran voce dall’interprete del Premier Matteo Renzi durante un incontro con Angela Merkel; il fuori onda imprevisto ha fatto il giro del web, ma per fortuna laprofessionalità degli interpreti non è mai stata messa in discussione.

Articolo scritto in collaborazione con Faci

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