La crisi di liquidità colpisce le famiglie italiane

marzo 3, 2012 by · Commenti disabilitati su La crisi di liquidità colpisce le famiglie italiane
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Quando le rate si accavallano le famiglie italiane non riescono a reggerne il peso e per questo motivo chiedono dei finanziamenti per pagare i mutui accesi in precedenza. Tutto questo mette in luce la forte crisi di liquidità che colpisce le famiglie italiane. A causa della grave crisi economica che attanaglia il nostro Paese, le famiglie hanno sempre più difficoltà a far fronte alle varie spese. Detto questo, è chiaro che quando le varie rate dei finanziamenti pregressi si sommano, la difficoltà è ancora maggiore, perché si rischia di cadere nell’insolvenza. Per evitarlo, pertanto, sempre più spesso si chiedono dei finanziamenti per appianare debiti pregressi. A farcelo notare è un’indagine condotta da Prestiti.it che mette in luce una situazione abbastanza difficile. Lo scorso anno, infatti, sono state fatte circa 2 milioni di domande per un finanziamento atto a ripagare un mutuo acceso in precedenza. Di tutte queste domande, però, solo una minima parte è stata accolta, dato che in tutti gli altri casi il rischio di insolvenza era troppo alto. Le richieste accettate sono state circa 170 mila: pochissime in confronto al totale. Anche questo dato fa capire quanto grave sia la crisi della liquidità. Chiedere un finanziamento per pagare dei debiti fatti in precedenza, in molti casi, è l’ultima spiaggia per molte famiglie italiane. Tuttavia, il sogno di acquistare una prima casa dove vivere senza pagare l’affitto rimane una cosa importante per moltissimi, tanto questi ultimi, pur di raggiungere questo obiettivo, sono pronti a indebitarsi nuovamente. Di solito vengono chiesti finanziamenti per cifre superiori a 16 mila euro, da rimborsare in tempi molto lunghi (in media 78 mesi).

I dirigenti della PA veneta promuovono Brunetta ma chiedono più formazione

agosto 27, 2009 by · Commenti disabilitati su I dirigenti della PA veneta promuovono Brunetta ma chiedono più formazione
Filed under: Indagini, Pubblica amministrazione 

I dirigenti della PA veneta promuovono Brunetta. Ma per realizzare maggiore efficienza serve più formazione. Lo dice un’indagine di CUOA PA.

L’indagine realizzata nel corso della seconda edizione del Master in Gestione Integrata nelle PA della Fondazione CUOA è stata realizzata su funzionari e dirigenti del Veneto. In particolare, il 67% degli intervistati ritiene corretta la scelta di imporre la massima trasparenza a tutto il processo di valutazione, tramite il superamento della privacy e la pubblicazione di obiettivi, metodologie ed esiti dell’attività sul sito internet dell’ente.

Lo strumento delle sanzioni è ritenuto valido da quasi il 70% degli intervistati.L’aumento delle sanzioni disciplinari porterà a potenziare il livello di efficienza degli uffici pubblici, secondo il 28%, e servirà a contrastare i fenomeni di scarsa produttività e di assenteismo nel pubblico impiego, 39%.I manager pubblici danno i voti al Decreto Brunetta.

L’indagine realizzata nelcorso della seconda edizione del Master in Gestione Integrata nelle PA della Fondazione CUOA è stata realizzata tramite la somministrazione di un questionario ai partecipanti dei diversi seminari realizzati.
I rispondenti, circa 100 funzionari e dirigenti del Veneto, promuovono a larga maggioranza il decreto attuativo della Legge Brunetta (L. 15/2009). In particolare, il 67% degli intervistati ritiene corretta la scelta di imporre la massima trasparenza a tutto il processo di valutazione, tramite il superamento delle disposizioni in materia di privacy e la pubblicazione di obiettivi, metodologie ed esiti dell’attività sul sito internet dell’ente, reputandolo “l’unico modo per garantire la presa di responsabilità dei dipendenti pubblici e coinvolgere i Cittadini nella valutazione della qualità del servizio”.


La privacy va, invece, rispettata secondo il 33% del campione che ritiene “serva un metodo di valutazione che non vada a discapito della privacy e permetta di dimostrare le eventuali difficoltà oggettive che hanno impedito il raggiungimento dei risultati”. Ma, secondo i dirigenti pubblici, perché la riforma abbia un impatto reale sull’efficienza della PA italiana, i manager devono essere dotati di strumenti avanzati per la gestione e l’organizzazione delle aree di competenza. E in questo senso la formazione assolve il ruolo di cardine su cui fondare l’intero processo di riforma. Tra le priorità della proposta didecreto attuativo della Legge, la metà, 50%, percepisce, infatti, come necessità di cambiamento più urgente proprio la valorizzazione delle competenze gestionali e della responsabilità dei dirigenti. Segue la valorizzazione della valutazione, 39%, e l’erogazione del trattamento accessorio ai dirigenti ripartiti per fasce, 8%. La valutazione dei dirigenti come strumento essenziale di sviluppo organizzativo è ritenuta necessaria dal 67% degli intervistati.

La maggioranza assoluta afferma che “che ad oggi manca un sistema stabile di indicazioni sulla valutazione” e ritiene “utile l’istituzione di un’Autorità centrale, che emani le linee guida e consenta di evitare che ciascunoinventi il proprio modello”. Il 33% dei rispondenti, invece, ritiene che non sianecessario e produttivo imporre un sistema di valutazione sganciato dalle caratteristiche delle singole organizzazioni e che coinvolga nuovi strumenti enuovi soggetti.La quasi totalità degli intervistati, 94%, giudica, infine, corretto che ai dirigentivenga assegnata la responsabilità nella gestione delle risorse umane enell’attribuzione dei trattamenti economici accessori. Più frammentata, invece,l’opinione relativa al sistema delle sanzioni. Un sistema più rigoroso di responsabilità dei dipendenti pubblici e l’aumento delle sanzioni disciplinari porterà a potenziare il livello di efficienza degli uffici pubblici, secondo il 28%. Servirà a contrastare i fenomeni di scarsa produttività e di assenteismo nel pubblico impiego, 39%, mentre per il 33% maggiori responsabilità e più sanzioni non porteranno a cambiamenti significativi.

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